Kena Mobile, tra mito e leggenda. Ecco la storia di Kena, il guerriero “donnaiolo”


Di Kena Mobile, il nuovo operatore mobile virtuale “no frills” abbiamo già scritto nelle scorse settimane e a breve daremo nuovi interessanti dettagli, ma prima abbiamo deciso di raccontarvi una storia.

KenaSì, perché ormai sappiamo tutti che Kena – secondo quanto dichiarato da TIM – è stato un guerriero polinesiano e proprio a questo personaggio mitologico si sono ispirati per il nuovo MVNO che dovrebbe contrastare il debutto di Free Mobile in Italia.

Abbiamo quindi deciso di consultare una delle più grandi e fornite biblioteche d’Italia per cercare dei testi che ne raccontassero la storia e li abbiamo trovati (seppur non con poca fatica). Eccoci quindi a raccontarvi di Kena, il guerriero donnaiolo e anche un po’ fannullone.

Chi è Kena. Anche se in Italia questo nome forse è noto solo a qualche tatuatore (chissà che in TIM non sia nata proprio così questa scelta), nella mitologia polinesiana viene narrato che nel villaggio di Taaoa, nell’isola di Hiva Oa (Isole Marchesi, Polinesia francese) viveva – insieme al padre Tupeue e alla madre Tia-hee-i-Havaii – Kena, il più giovane di sette figli.

Isola Hiva Oa

Taaoa e le altre località citate nella leggenda del guerriero Kena, ai giorni d’oggi | Isola Hiva Oa

Ancora ragazzo – e già stufo della vita che faceva – un giorno decise di partire per esplorare l’intera isola di Hiva Oa, nella speranza di trovare una donna che potesse diventare sua moglie.

Nel viaggio intrapreso verso ovest, nella valle di Hanauaua, conosce la bella Va-Tahia-te-mau, di cui si innamora all’istante, diventando successivamente sua moglie. In breve tempo però, il padre della ragazza cominciò a diventare geloso e sempre più furioso con il giovane Kena perché non voleva lavorare e spendeva tutto il suo tempo “sdraiato” con la sua donna.

Per evitare l’ira del padre della bella Va-Tahia-te-mau, Kena un giorno decise di andare a pesca e tornò con una enorme quantità di pesce, creando stupore e meraviglia tra tutte le persone del villaggio. Fece così per ben tre volte consecutive, spiegando che era stato un uccello marino chiamato Tutae-Kena ad indicargli dove pescare (ebbene sì, Kena è anche il nome di un uccello marino, della famiglia dei Sulidi). Incuriosito, il padre della donna chiese a Kena di poter andare a pescare con lui e di insegnargli come catturare quelle ingenti quantità di pesce.

Kena lo portò con sé, ma gli tirò un brutto scherzo, facendolo rientrare al villaggio senza aver pescato nemmeno un pesce. Tutte le persone cominciarono così a deriderlo, causando l’ira dell’uomo, che si scagliò contro Kena, fracassandogli la testa e facendolo cadere in mare. La corrente marina lo portò fino ad una spiaggia. Qui la leggenda vuole che Kena, con il solo sfregamento del tallone sulla sabbia, provocò la fuoriuscita di acqua fresca. La moglie, che era corsa da lui, lavò la testa e gli occhi in questa acqua, che lo guarì completamente.

Dopo quanto accaduto, Kena decise di abbandonare la moglie e fuggì via verso le montagne. Va-Tahia-te-mau lo seguì in lacrime, supplicandolo di fermarsi. Dopo un lungo inseguimento tra i crinali delle ripide montagne e chiamandolo più volte invano, la donna ormai disperata, decise di togliersi la vita, gettandosi da una delle cime più alte.

Il padre decide così di vendicare la figlia e con la sua lancia inizia l’inseguimento, nella speranza di uccidere Kena. Aveva quasi catturato il giovane in fuga quando quest’ultimo, recitando un potente incantesimo, causò la spaccatura del terreno, dividendolo e allontanandolo dall’uomo. I due, ormai a distanza, iniziarono ad insultarsi l’un l’altro. Successivamente Kena (ormai messosi in salvo) tornò nel suo villaggio d’origine e nella sua casa, piangendo per quanto accaduto.

Venuto a sapere dei rituali dei tatuaggi in corso presso Vevau (geograficamente, l’attuale Atuona Bay, nell’isola di Hiva Oa, nella Polinesia francese), Kena andò lì ed entrò nella “oho au” come un Kaioi (la “oho au” è una casa/struttura costruita appositamente per il primogenito del capo tribù e per gli altri giovani, per gli insegnamenti e le lunghe operazioni di esecuzione dei tatuaggi su tutto il corpo. I Kaioi erano una tribù di guerrieri locali, dediti tra le altre cose anche al cannibalismo).

Durante l’esecuzione dei tatuaggi, il giovane Opou (si chiamava così il primogenito del capo tribù, per cui la casa era stata costruita) iniziò ad ammalarsi. Kena invece, anche grazie al suo “mana” (potere spirituale) e all’incantesimo che aveva lanciato, completò i suoi tatuaggi prima ancora dello stesso Opou.

Risultato: Kena venne riconosciuto come Opou (al posto dell’ex Opou) e fu dato in suo onore un banchetto. Ne seguì una grande festa a cui presero parte tutte le tribù di Vevau, avendo saputo della bellezza dei tatuaggi di Kena. Inoltre tutte le donne furono colpite da grande ammirazione e lo desideravano ardentemente.

A questo punto il giovane guerriero tornò subito a Taoaa, andando a stare a casa di una giovane capotribù (Tefio), che era anche sua cugina. Determinato ad averla tutta per sé, Kena si nascose nella casa di lei, rendendo il suo corpo invisibile. Quando tornò a casa con suo marito, Kena si rivelò alla ragazza, che rimase sbalordita dallo splendore dei suoi tatuaggi e risvegliò un grande desiderio nei suoi confronti. Salirono così la valle insieme fino ad una grotta, dove si fermarono e finirono a letto insieme.

Il marito decise allora di contattare degli spiriti maligni per ucciderla. E così fu. Kena disperato per la perdita, decise di raggiungere la terra degli spiriti defunti con l’aiuto dell’amico Tui-ave-eka, per ritrovare la sua amata Tefio. All’inizio del lungo viaggio, incontrano un uomo di nome Oo-tiu, che era alla ricerca di un certo tipo di pesce per la moglie incinta. Kena catturò il pesce per lui e mandò l’amico Tui-ave-eka a consegnarlo alla donna incinta, mentre prese Oo-tiu con sé e proseguì il viaggio con il nuovo compagno.

Proseguendo in canoa, ad Hanamate, Kena decide di fare un brutto scherzo ai pescatori che incontrano: grazie ad un suo incantesimo, riempie di pesce avariato le loro canoe e le loro reti. Non contento, poco dopo, in una baia successiva, incontrano altri uomini dediti alla ricerca di frutti di mare. Kena finge di aiutarli, in realtà con un altro incantesimo alza il livello del mare e li fa annegare tutti.

Arrivato in canoa alla prima Havaii, sottomette il capotribù e chiede quale sia la strada per raggiungere la quarta Havaii, dove si trovano gli spiriti defunti. Proseguendo, Kena nota un gruppo di belle donne tuffarsi a mare da un isolotto, che scompare subito dopo che le stesse hanno pronunciato un incantesimo. Cerca quindi Oo-tiu, il suo compagno di viaggio, e insieme si dirigono verso la zona interessata. Qui Kena ripete l’incantesimo ascoltato poco prima e l’isolotto compare magicamente davanti a loro.

Te-punie-te-hoata, la capotribù di questa seconda Havaii, scoprendo che le sue donne stavano intrattenendo uomini in segreto, presa dalla rabbia, decise di far strangolare e arrostire i due avventurieri. Prima di attuare il piano, la madre di Kena  (che nel frattempo vedeva tutto quello che succedeva grazie ad un incantesimo) scoprì le intenzioni della capotribù, che era anche una sua giovane cugina e decise di intervenire. Comparve così davanti a Te-punie-te-hoata e la punì severamente.

La capotribù organizzò una festa per Kena e Oo-tiu al termine dei tre giorni di sosta sull’isolotto e subito dopo partirono nuovamente in canoa per proseguire il viaggio. Raggiunsero la terza Havaii, un’isola rocciosa con alti precipizi. Qui il nostro guerriero notò una donna molto bella (Tahakua-i-te-ata), che raggiunse a terra, per rimanere un po’ con lei. Nonostante avvertito del pericolo, Kena non si preoccupò del fatto che la donna con cui si stava intrattenendo avesse ben due mariti pronti ad ucciderlo. Cosa che tentarono, ma morirono entrambi per mano del giovane, che subito dopo averli uccisi abbandonò anche la donna e riprese il suo viaggio. Tahakua-i-te-ata, sopraffatta dal dolore, decide così di suicidarsi buttandosi da una rupe.

Kena proseguì il suo viaggio in canoa con Oo-tiu verso la quarta Havaii, la terra degli spiriti defunti. Una volta arrivato, scoprì che la terra era protetta da due grandi massi che continuamente si urtavano e separavano, rischiando di schiacciare chiunque provasse ad oltrepassarli.

Kena avvisa Oo-tiu di aggrapparsi al pezzo di stoffa che avvolgeva i suoi fianchi, per poi precipitarsi a tutta velocità tra le rocce. Kena le passò indenne, mentre Oo-tiu finì per essere schiacciato e morì. Superato questo ostacolo, si diresse verso la casa del leader di questa regione, Te-upu-o-Tono-Fiti, spiegandogli il motivo del lungo viaggio e chiedendo di poter avere lo spirito della sua Tefio.

A Kena venne dunque lasciato lo spirito della moglie in un cesto, con un avvertimento: mai avrebbe dovuto accontentare le richieste di quest’ultima e farla uscire dal cesto. Durante il viaggio di ritorno, tenne al sicuro lo spirito della amata e non ci furono imprevisti. Arrivato a casa, nel villaggio di Taaoa, Kena era molto felice per essere riuscito nella sua missione.

Quando arrivò sera, Kena aprì il cesto nella speranza di poter dormire finalmente con la sua amata, ma quando lo spirito uscì, sfrecciò di nuovo verso la quarta Havaii. Kena pianse amaramente e la madre, a quel punto, lo convinse ad intraprendere di nuovo il viaggio: conoscendo ora la strada (e pericoli annessi), sarebbe stato sicuramente più breve e sicuro della prima volta.

Kena partì la notte stessa e il viaggio fu effettivamente più breve del previsto. Arrivato di nuovo nell’isola degli spiriti defunti, il leader della regione gli consegnò ancora una volta lo spirito di Tefio in un cesto. Spiegato quanto accaduto, gli venne detto di non far uscire dal cesto lo spirito della amata per dieci giorni, se il suo desiderio era quello di tornare a dormire con lei. E Kena seguì le indicazioni alla lettera. Tornato a casa, dopo 10 giorni, fece uscire lo spirito di Tefio e questa volta tutto andò bene. Fu così organizzata una grande cerimonia per festeggiare il ritorno a questo mondo dell’amata.

Una figura mitologica, quella di Kena, davvero molto particolare. Un guerriero (donnaiolo) che ha trascorso la sua vita ad ingannare persone e ucciderne per divertimento, grazie ai suoi incantesimi. Speriamo che almeno con Kena Mobile non ci saranno né trucchi né inganni… Oggi abbiamo voluto regalarvi questa “chicca”, a breve vi sveliamo anche il logo di Kena Mobile.


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3 Risposte

  1. Filippo ha detto:

    A volte ci regalate delle chicche uniche, grazie davvero! P.s. secondo me è molto plausibile che in Tim abbiano scoperto questo nome tramite qualche tatuatore e non sappiano nemmeno chi sia nella mitologia Kena. Anche perché a leggere la sua storia mi sembra un personaggio/guerriero non proprio dall’ottima reputazione. =D

  2. Andrea ha detto:

    Siete dei stramaledetti geni, lasciatemelo dire (ovviamente è un complimento)! <3

  3. Enrico RosaNero ha detto:

    Ma chissenefrega di kena e simili mi basta l’arrivo di Iliad poi vedremo….

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