Disattivazione SIM: per Altroconsumo maglia nera a Fastweb Mobile


Di SIM che non scadono mai avevamo già scritto diversi mesi fa (nello specifico il caso PosteMobile), ma se un cliente volesse invece chiederne la disattivazione?

Non è sempre facile e a dimostrarlo – se ce ne fosse stato il bisogno – c’è l’ultima indagine svolta da Altroconsumo, che ha messo in evidenza difficoltà e costi per singolo operatore, decretando anche il peggiore: Fastweb Mobile.

Disattivazione SIM Altrocosumo 2017La nota associazione consumatori ha inviato in giro per l’Italia dieci collaboratori, con lo scopo di richiedere la disattivazione della propria SIM ricaricabile (con restituzione del credito residuo) tramite negozio e/o Servizio Clienti.

Tra richieste di invio fax o raccomandata A/R, alla fine il processo di disattivazione di una SIM risulta lungo e complicato, come molti utenti sanno già. Ma se siete possessori di una utenza Fastweb Mobile, addirittura “il rimborso del credito residuo non è previsto”. Così almeno è stato risposto ai collaboratori di Altroconsumo.

Per i rimborsi, nella maggioranza dei casi vengono segnalate tempistiche dai 30 ai 60 giorni. Il più rapido, 1Mobile, con “soli” dieci giorni di attesa per avere il rimborso.

Per riavere il credito residuo però arrivano anche costi salati: tra non meglio specificate “spese amministrative o di bonifico” imposte dagli operatori e gli altri costi (l’invio di una raccomandata), in media secondo Altroconsumo, la procedura costa 10 euro, sebbene la legge Bersani abbia di fatto reso illegittimi i costi di disattivazione dei contratti telefonici.

Come riportato dall’associazione consumatori, l’AGCOM, interpellata in merito, ha dichiarato di aver ricevuto già diverse segnalazioni e che stanno procedendo ad accertamenti (nella speranza che si trasformino in interventi concreti…).

In tutto questo, Fastweb Mobile non ne esce proprio bene, dimostrando che sotto diversi aspetti non è cambiato molto rispetto al recente passato, nonostante il nuovo slogan #NienteComePrima voglia far credere il contrario. E lo abbiamo constatato anche con la recente anomalia sulle ricariche via Paypal (qui il nostro articolo aggiornato), dove il Servizio Clienti si è dimostrato di fatto inesistente (i dichiarati “5 giorni” di attesa per lo sblocco dell’importo mai divenuto ricarica, sono già diventati 25 e con molta probabilità la situazione si risolverà solo con l’intervento automatico di Paypal, mentre il Servizio Clienti, interpellato più volte, si è limitato ad invitare ad “attendere la risoluzione della problematica”).

Vogliamo invece lanciare una freccia a favore di CoopVoce, dove dall’indagine risulta non aver dato nessun riscontro ai collaboratori di Altroconsumo. In un nostro test del 2016, su tre diverse utenze in due diversi Ipercoop della provincia di Milano, è bastato semplicemente compilare un modulo di richiesta cessazione SIM.

Il giorno successivo siamo stati ricontattati per scegliere se  ricevere il rimborso del credito residuo su un’altra SIM CoopVoce, in contanti o come buono spesa Coop, da utilizzare nel punto vendita in cui viene emesso (senza inviare nessuna raccomandata).

Segnaliamo inoltre che al posto della raccomandata (e con pari valore legale) è possibile inviare richiesta di cessazione ad un operatore anche tramite PEC, senza doversi recare in un ufficio postale e perdere tempo (pazienza) e denaro.


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2 Risposte

  1. red5goahead ha detto:

    Tutti noi utenti ne prendiamo atto . Ma chiedo qual è esattamente il motivo per disattivare la sim e soprattutto qual è l’urgenza di farlo se si può lasciare il credito, presumibilmente sempre basso o comunque appena sufficiente, a consumarsi in autonomia? Ai tempi delle ricariche da chiamata ci potevano essere anche dei bei soldini sopra, anche se credo comunque non rimborsabili in denaro sonante, ma ora con contratti flat che senza ha caricarci sopra magari cento euro?

    • Redazione ha detto:

      Un cliente è libero di fare della SIM ciò che vuole, nei limiti di ciò che la legge consente: quindi è in pieno diritto di trasferire ad altro operatore il proprio numero, così come semplicemente disattivarlo se vuole averne certezza. Gli operatori hanno l’obbligo di eseguire questo tipo di richiesta, indistintamente dal fatto che una SIM possa essere lasciata anche in un cassetto fino a scadenza naturale (sempre che vengano cessate, visti alcuni casi in cui questo non avveniva).

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